Editoriale

Sassari: quando la morte diventa uno spettacolo

La vita e la morte. Protagoniste di un'opera a cui le persone ormai pare assistano volentieri senza distinzioni. Perché se assistere alla vita in tutte le sue forme più belle è un bisogno prima ancora che un gusto o un desiderio, rendersi spettatori non paganti di fatti spiacevoli e agghiaccianti non dovrebbe mai in nessun modo essere allettante o interessante per nessuno.
Chi scrive lo fa con un forte senso di giustizia verso le cose e di rispetto verso le persone che non ci sono più. Chi scrive prova indignazione al mancato rispetto verso il fatto più triste che possa verificarsi ossia decidere di porre fine in maniera autonoma alla propria esistenza. Il fatto di non utilizzare il termine vero e proprio inerente a questo gesto è una scelta non una cosa involontaria.
Il vecchio ponte Rosello di costruzione Mussoliniana ha ospitato per l'ennesima volta una pagina triste di vita quotidiana sassarese. I fasci littori in bronzo che adornano le balaustre, in giornate come questa paiono permeare tutta la loro storia senza che nessuno se ne accorga tanta è altrove l'attenzione.
Vedendo alcune confuse foto riguardo la disgrazia intercorsa nella giornata di ieri, ho immaginato le campane presenti ai lati del ponte, che durante il periodo fascista segnalavano il coprifuoco, suonare come a saluto di quell'anima volata in cielo.
Ma fin da subito la mia attenzione si è focalizzata sulla folla . Presente, affacciata, immancabilmente attratta dalle emozioni e da quelle convinzioni distorte che solo le piccole città sanno trasmettere. Frattanto una persona lottava contro se stessa, aiutata da alcune anime buone per nulla felici di assistere allo spettacolo, molto più persone di tutte quelle appollaiate alle balaustre. Anime buone che hanno provato a riportarla al suo anonimato al di la della ringhiera del ponte, quello in cui non era famosa e non era ammirata, quello in cui nessuno la guardava morire. Se ci fossero riusciti sarebbe stata meno famosa ma sarebbe ora ancora viva. Ora invece famosa lo è diventata anche attraverso un video fatto da qualcuno nei suoi ultimi momenti. Come in ogni video amatoriale che si rispetti in stile Real Tv. Chissà come sarà contenta di aver lasciato tale ricordo negli occhi di chi la conosceva. Chissà quanto saranno contenti quelli che la conoscevano di avere la possibilità di poterla rivedere nei suoi ultimi istanti di vita.
Chi scrive riserva una preghiera rivolgendosi ai familiari e a chi voleva bene a questa persona venuta a mancare.
Sappiate che non tutte le persone sono interessate a conoscere i dettagli, non tutte le persone fanno foto, girano video e chiedono il nome e le motivazioni di gesti come questo. Ci sono molte persone che non hanno bisogno di sapere niente di questo fatto per poter versare una lacrima di affetto o di solidarietà.
Il rispetto, quello vero, si basa sul principio di silenzio in questi casi. Perchè quando l'interesse di conoscenza dei fatti unito alla voglia di far sapere supera il groppone di disagio che va creandosi attimo dopo attimo, si trasforma in strumentalizzazione, sciacallaggio, mala sensibilità.
Purtroppo questa città così come altre raccoglie tali cose.
Ma ora bando ai brutti pensieri, una doccia e un sorriso e si va verso un week end di carne arrosto, il cui fumo porterà via l'odore acre di una giornata da dimenticare.
La massa regna ora è sempre.

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